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TIPOLOGIA IMPIANTISTICA PER L'ULTRA LOW OXYGEN (ULO):
RICERCA, TECNOLOGIA E APPLICAZIONE
(relazione presentata al convegno "Effect of preharvest and postharvest factors on storage of fruit" Varsavia - 3-7/08/97)

Pierluigi Mattè e Luca Buglia
Fruit Control Equipments


La tecnologia dell'atmosfera controllata è nota da anni a tutti gli esperti del settore per essere, assieme all'applicazione del freddo, il mezzo che consente di procrastinare la conservazione dei prodotti ortofrutticoli con alti standard qualitativi. In particolare tale tecnica, adottata singolarmente o in combinazione sequenziale con altri trattamenti (ad es. stress iniziali di basso ossigeno "ILOS", shock di CO2, etc.) è presa in considerazione anche in vista di conservazioni per brevi periodi (dell'ordine di settimane e non soltanto di mesi).

Prove sperimentali (Stephen et al.) hanno infatti evidenziato come conservazioni di appena 4 settimane in atmosfera controllata, seguite da normale frigoconservazione, siano significative per il mantenimento di parametri quali durezza, colore, acidità etc. rispetto a conservazione senza l'utilizzo dell'atmosfera controllata. Naturalmente tali risultati sono possibili mediante l'applicazione di formule ULO, con ossigeno attorno all'1%. Se fino ad alcuni anni fa l'applicazione su vasta scala delle formule ULO si presentava piuttosto difficoltosa e rischiosa, negli ultimi anni vi è stata la loro adozione anche a livello operativo, in particolare nei casi in cui, partendo da prodotti aventi alti standard qualitativi (ad es. mele di montagna) si desideri mantenerne la qualità. Ciò è stato possibile grazie all'adozione di alcune tecniche e al perfezionamento di apparecchiature elettroniche di controllo. In particolare, alcuni accorgimenti e soluzioni tecniche abbinate, quali l'adozione dei pannelli di poliuretano espanso racchiusi in una corteccia di lamiera per la costruzione delle celle frigorifere, rivestiti in seguito da resina impermeabilizzante per il trattamento di tenuta ai gas, impianti frigoriferi ed impianti AC sempre più sofisticati ed affidabili e impermeabilizzazione a livello dei pavimenti hanno consentito l'abbassamento della percentuale di ossigeno a tassi difficilmente raggiungibili con le vecchie strutture.

Le moderne apparecchiature di analisi e gestione computerizzata degli impianti hanno garantito una sicurezza operativa sicuramente diversa rispetto ai vecchi sistemi semi-automatici o completamente manuali. Anche le macchine relative all'impianto AC hanno conosciuto un'evoluzione ed un perfezionamento notevole rispetto ai primi modelli. Basti pensare all'avvento della tecnologia delle membrane cave per la generazione dell'azoto per filtraggio dell'aria atmosferica che ha immediatamente sostituito l'ormai obsoleta tecnologia dei bruciatori a propano, i quali, se da una parte diminuivano l'ossigeno, dall'altra alzavano enormemente i tassi di anidride carbonica. (Va comunque tenuto conto che per alcune applicazioni - pesche, nettarine - dove si richiedono tassi di CO2 elevati, tali bruciatori sono ancora utilizzati).


Attrezzature per la modificazione dell'atmosfera


Per modificare l'atmosfera all'interno di una cella preventivamente predisposta è necessario fare alcune premesse:
I prodotti ortofrutticoli sono organismi vivi, che proseguono il loro metabolismo anche dopo il distacco dalla pianta. Tali prodotti, durante la conservazione, consumano ossigeno e producono anidride carbonica, vapore acqueo, calore ed etilene oltre ad altri sottoprodotti; il livello del loro metabolismo ne determina quindi la vita dopo la raccolta. Se il prodotto è messo in cella refrigerata si ha una diminuzione della respirazione, con un conseguente incremento della sua vita post-raccolta (naturalmente per ogni frutto esiste una temperatura minima al di sotto della quale insorgono danni).
- L'anidride carbonica è prodotta in continuo, proporzionalmente al livello di respirazione del frutto, ed è quindi necessario rimuoverla per evitare danni dovuti al suo accumulo.
- Il tempo in cui si raggiunge il valore ideale di conservazione influenza la qualità della merce e la sua durata. E' quindi necessario eliminare velocemente l'ossigeno in eccesso presente in cella all'inizio della conservazione. Dato per scontato che è necessario predisporre la cella frigorifera completa di porte speciali a tenuta di gas, di trattamenti dei giunti e delle pareti con resine come detto prima, al fine di garantirne l'ermeticità, per escludere qualsiasi possibilità di contatto tra l'aria interna ed esterna alla cella (sifonando gli eventuali passaggi quali sbrinamenti etc.), si tratta di modificare l'atmosfera nella cella utilizzando le seguenti apparecchiature:

1. Fornire la cella di accessori che ne garantiscano il corretto funzionamento durante la conservazione in atmosfera controllata, al fine di mantenere costanti i parametri quali O2/CO2; a tale scopo è opportuno montare valvole di sicurezza a sifone (più sicure di quelle meccaniche), polmoni di compensazione, manometri,etc.

2. Eliminare l'ossigeno in eccesso dalla cella all'inizio della conservazione con l'immissione di azoto prodotto da un apposito generatore a fibre cave (Swan, Bravo, Fighter). L'adozione di formule ULO implica il fatto che il raggiungimento del 5% di ossigeno nelle celle si realizzi almeno entro le 24 ore. Tempi di 8 ore, oggi praticamente raggiungibili con costi accettabili, hanno ovviamente effetti superiori.

3. Depurare la cella dall'anidride carbonica tramite un apposito assorbitore (Delta Gem) Anche per le formule relative alla CO2 si è reso necessario il mantenimento a livelli sempre più bassi e costanti ; a questo scopo, all'inizione degli anni '80, si è abbandonata la tecnologia di assorbitori centralizzati a favore dell'introduzione di assorbitori singoli, collegando una macchina a ciascuna cella.

4. Controllare periodicamente i valori di ossigeno ed anidride carbonica in cella con sistemi elettronici. Il settore analisi e computerizzazione degli impianti è quello che ha conosciuto i maggiori sviluppi negli ultimi anni. Le analisi dell'atmosfera possono essere fatte sia tramite analizzatori elettronici portatili, sia con sistemi fissi, i quali possono essere collegati a sistemi di gestione automatici o computerizzati. Gli stessi sistemi possono consentire il controllo a distanza degli impianti tramite modem, non richiedendo in tal caso la presenza dell'operatore sull'impianto e consentendo un servizio di assistenza preventiva da parte della ditta incaricata delle manutenzioni.

5. Depurare l'atmosfera dall'etilene soprattutto per la conservazione di alcuni prodotti quali kiwi, agrumi, pere, frutti tropicali e ortaggi mediante un convertitore catalitico (Swingtherm) o un assorbitore chimico (Eti). Il primo sistema, basato sull'eliminazione dell'etilene con un catalizzatore che opera ad alte temperature, garantisce un abbattimento uniforme nel tempo, oltre che un effetto "sterilizzante" dell'aria. Il secondo sistema, invece, implica l'utilizzo di permanganato di potassio con supporto di argilla o allumina, che ossidando l'etilene "a freddo" in cella, va via via perdendo la capacità di abbattimento nel tempo (alcuni mesi per il kiwi, poche settimane per mele, pere, etc.). Sono naturalmente diversi i costi iniziali di investimento e di gestione successivi.

6. Integrare, se necessario, vapore acqueo freddo alla cella per mantenere il valore di UR molto elevato mediante un apposito umidificatore (Kristall). A questo proposito è fondamentale la progettazione dell'impianto frigorifero, che deve corrispondere a determinate caratteristiche per permettere la minima dispersione di umidità (superficie dell'evaporatore, tipo di fluido frigorifero, differenza di temperatura tra il fluido frigorifero nell'evaporatore e temperatura della cella).

Impianti sperimentali
Parallelamente all'impiantistica di tipo industriale si è sviluppata l'impiantistica rivolta alla ricerca, costituita da contenitori e celle sperimentali di varia tipologia atti allo studio specifico di piccole quantità di frutti in regime di atmosfera controllata. Contenitori sperimentali, provvisti di impianti autonomi per la refrigerazione, o più semplicemente posizionati all'interno di celle frigorifere, sono solitamente collegati ad un sistema di gestione computerizzato che, oltre a rilevarne la composizione gassosa interna, provvede alla sua eventuale modificazione secondo parametri preimpostati. Tali apparecchiature consentono di effettuare prove sperimentali al fine di verificare e studiare la conservabilità delle diverse specie. Questo settore, forse ancora più dinamico del settore degli impianti industriali, richiede sempre progetti "custom - made", ossia pensati e studiati per le diverse esigenze legate alla ricerca e alla sperimentazione.

I componenti fondamentali di un impianto sperimentale sono i seguenti:

1. Un numero di contenitori a tenuta di gas (oggi prevalentemente in materiale plastico, completamente o in parte trasparente), per le prove di conservazione in AC. La tenuta a livello del coperchio di chiusura può essere realizzata con un battente idraulico. Considerando i bassi quantitativi di prodotto da studiare, le dimensioni di tali contenitori variano da 200lt a 1000lt. I contenitori di maggiori dimensioni sono spesso forniti di supporto dotato di ruote per il loro spostamento. Tutti sono dotati di ventilatore per omogeneizzare l'aria interna e di polmone di compensazione.

2. Un sistema per la modificazione dell'atmosfera all'interno dei contenitori, costituito da: depuratori di CO2 a calce sodata o a carbone attivo e da un generatore di azoto per l'immissione di tale gas all'interno dei contenitori.

3. Un sistema per l'abbattimento dell'etilene costituito da depuratori a permanganato di potassio o da un sistema catalitico.

4. Una centralina dove sono posizionati i sistemi menzionati ai punti 2 e 3, che può essere realizzata a parte o installata sulla piattaforma di supporto dei contenitori., completa di valcole automatiche collegate ai contenitori stessi.

5. Un sistema elettronico di precisione con gestione manuale o da PLC per l'analisi dei gas.

6. Un computer per la raccolta dei dati storici e per la gestione di tutto l'impianto.

7. Un gascromatografo per l'analisi dell'etilene ed altri gas, collegato al sistema di prelievo dei campioni di gas già utilizzato per l'analisi O2 e CO2, eventualmente integrato al programma di gestione per la raccolta dei dati relativi a questo gas.

8. Sistemi di compensazione automatici delle variazioni di pressione mediante reintegro di gas nei contenitori.

9. Immissione automatica gas specifici (CO2 - O2, etc.)

Dalla progettazione e dall'applicazione di apparecchiature e sistemi innovativi abbinati ad impianti industriali hanno avuto origine in passato soluzioni che hanno poi visto l'applicazione anche ad impianti sperimentali. In realtà, da un certo punto di vista, questo fatto rappresenta un'anomalia, perchè in certi casi si rischia l'applicazione di un sistema nuovo ad impianti industriali, senza avere un riscontro preventivo in fase sperimentale. Ci si trova spesso, quindi, nelle condizioni di suggerire ai clienti applicazioni che trovano solamente riscontri teorici, anche se raramente tali applicazioni hanno esiti non soddisfacenti. Da parte delle ditte produttrici di impianti si sente quindi la necessità di un riscontro dal mondo scientifico, non solo sui singoli sistemi ed apparecchiature, ma anche sulle applicazioni di tali apparecchiature per le diverse specie frutticole.

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