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L'ATMOSFERA CONTROLLATA: TECNOLOGIA E APPLICAZIONI

Felice Bonomi
Bonomi System S.r.l. - Buccinasco (Mi)
Pierluigi Mattè
Fruit Control S.r.l. - Buccinasco (Mi)

Un eccellente risultato di conservazione della frutta in atmosfera controllata, adottando ad esempio le condizioni ULO (atmosfere a basso ossigeno), si ottiene non esclusivamente con ottime attrezzature tecnologiche di AC, ma con una combinazione di fattori che ovviamente devono essere tutti positivi. In questa relazione non saranno presi in esame i problemi inerenti la costruzione delle celle frigorifere in atmosfera controllata, ma è doveroso ed importante ricordare i tre fattori più importanti per realizzare celle ad atmosfera controllata (A.C.) di elevata efficienza:
- tenuta delle celle ai gas;
- modalità di erogazione del freddo nelle celle;
- impianto di atmosfera controllata.

Tenuta delle celle ai gas

La perfetta tenuta delle celle ai gas è la prima condizione per la realizzazione di un'atmosfera modificata o controllata. In particolare, le caratteristiche strutturali delle pareti delle celle, i pavimenti e le porte sono essenziali per ottenere una opportuna tenuta al gas.
Negli ultimi decenni si è passati da sistemi empirici di impermeabilizzazione mediante incollatura sulla faccia fredda di fogli di alluminio, a metodi più costosi, ma sicuramente validi tipo lamiere saldate in continuo (a guscio totale cella) su faccia calda, fino alle applicazioni più recenti di formulati vari a base di resine poliesteri ed epossidiche applicate sulla faccia fredda. Quanto sopra sia per celle realizzate in struttura tradizionale (muratura + isolamento termico), che in pennellature prefabbricate tipo "sandwich" (in questo caso si realizzano le "fasciature" dei giunti, con copertura finale totale di tutte la superficie dei pannelli).
Per poter dare una valutazione della tenuta di una cella in AC veniva frequentemente adottato il "test di Marcellin", grazie alla sua rapidità e semplicità di esecuzione. Il test oggi proponibile e accettabile prende in considerazione le nuove formule di AC e quindi è molto più rigoroso per le formule ad es. ULO. Il test consiste nel mettere in pressione una cella vuota a temperatura dell'ambiente esterno, dal quale si preleva l'aria, tramite un ventilatore per portare la pressione della cella ad un valore più o meno elevato, in funzione anche della struttura della cella stessa. L'interpolazione tra il valore del rapporto della pressione finale con quella iniziale ed il tempo considerato permette di stabilire quale tipo di atmosfera controllata si può realizzare.
Il test da noi elaborato è restrittivo al massimo, per poter garantire l'ottenimento delle varie formule indicate, tenendo conto della tipica flessibilità dei pannelli "sandwich" adottati e che normalmente prevedono spessori minimi di 100-120 mm.


Modalità di erogazione del freddo nelle celle

Le caratteristiche degli evaporatori sono estremamente importanti nelle celle di AC, in particolar modo quando si devono realizzare formule ULO.
Quando si realizzano celle AC con un movimento frigorifero molto elevato (20 - 30% giornaliero), si ottiene un vantaggio nell'ambito del tempo di refrigerazione del prodotto, ma anche un eccesso di frigorie durante il successivo periodo di mantenimento. Associando a questo eccesso di potenza l'elevato numero di ricircolazioni d'aria che a volte arrivano a 30-50/ora, si determina una rapida variazione di pressione in cella dovuta alla riduzione volumetrica dell'aria per effetto termico. Il risultato in termini pratici è rappresentato dal tasso di ossigeno piuttosto elevato che si ottiene in cella. Il problema delle depressioni in cella è ormai ben noto a tutti, anche se a pochi è chiaro il meccanismo per cui avendo una cella a tenuta di gas non si raggiunga un tasso di ossigeno richiesto a volte vicino all'1,5-2%.
Il meccanismo che si innesta con la depressione è quello di un risucchio in cella di aria esterna contenente il 21% di ossigeno per compensare la depressione; in realtà, quest'aria risulta in eccesso rispetto al volume della cella in "quiete termica", per cui verrà prima o poi scaricata all'esterno, ma con un tasso di ossigeno inferiore all'ambiente in quanto l'aria risucchiata si era nel frattempo miscelata con quella in cella dove l'ossigeno, ad esempio, si era già stabilizzato al 3%. La frequenza dei "risucchi", associata alla durata degli stessi, determina la condizione più o meno negativa di ossigeno in cella.
Si cerca a volte di limitare le depressioni mediante l'installazione fuori cella di particolari polmoni di compensazione. Si tratta di "sacchi" a tenuta di gas, realizzati in materiale plastico, sospesi in posizione rigonfia sopra la cella ed a questa collegati' mediante un tubo in PVC. Il volume dei sacchi dovrebbe raggiungere almeno il 2-3% di quello della cella, cosicché la soluzione può essere adottata quando le variazioni di pressione in cella non superano i 10-15 mm di colonna d'acqua o comunque per compensare 10-15 mm di pressione, altrimenti il dimensionamento degli stessi supererebbe gli spazi normalmente esigui disponibili per il loro posizionamento.
L'impianto frigorifero ideale per celle ad AC, per celle cioè che rimangono ermeticamente chiuse per tempi variabili da 3 a 8 mesi, deve rispondere ai seguenti requisiti:
- movimentazione blanda dell'aria da parte degli elettroventilatori dell'aerorefrigerante (max 15-20 ricicli/ora);
- delta T molto contenuto (2°), in modo da limitare, in combinazione con il punto precedente, l'effetto "vacuum" provocato dalle variazioni di pressione dei volumi d'aria a di versa temperatura.
AI delta T è poi indirettamente collegato un altro aspetto relativo al successo della conservazione: il problema dell'umidità relativa. È inutile fare AC del tipo voluto, che dovrebbe assicurare i migliori risultati qualitativi, se non sussistono le condizioni termoigrometriche tali da evitare cali peso a volte del 5-7%, con conseguente perdita qualitativa del prodotto conservato.



Impianto di atmosfera controllata

a) Assorbitori di gas CO2

In origine è bene ricordare che l'atmosfera controllata si attuò attraverso gli studi di Kidd e West con un'atmosfera confinata nell'ambiente in cui si conservavano i frutti. Con questo sistema si accetta già come molto vantaggiosa ai fini dei risultati l'azione di un'atmosfera costituita per circa 1'80% di azoto e con presenza del 10-11% di anidride carbonica e del 10-11% di ossigeno in volume; queste atmosfere si formano naturalmente in seguito alla respirazione della frutta in un ambiente ermetico agli scambi gassosi o con modesti scambi gassosi con l'ambiente esterno.
L'impiego dell'atmosfera confinata aveva messo in evidenza che la presenza di concentrazioni massicce di C02 portava a squilibri fisiologici irreversibili con risultati, in qualche caso, disastrosi per molte varietà. Studi approfonditi dimostrarono che - senza trascurare l'azione positiva dell'anidride carbonica ai fini del rallentamento respiratorio soprattutto la carenza di ossigeno era determinante ai fini del risultato, orientando così la ricerca sul modo per ridurre, ed in alcuni casi eliminare, l'anidride carbonica che è continuamente emessa dai frutti in conservazione, anche se in condizioni di vita latente.
Si pose così il problema della riduzione del gas C02, attuato dapprima attraverso l'assorbimento chimico, con l'impiego di idrato di calcio a contatto con l'atmosfera circostante i frutti, ed in seguito attraverso l'impiego di altri composti chimici assorbenti il gas C02 semirigenerabili (carbonato potassico) e totalmente rigenerabili (trietanolamina-dietanolamina, ecc.), realizzando apparecchiature di assorbimento più o meno valide e più o meno costose.
Verso la fine degli anni '60, dato il diffondersi dell'atmosfera controllata, ci si è trovati nella necessità di semplificare il problema, ricorrendo all'assorbimento fisico del gas C02 con materiali speciali, fra i quali è stato scelto un particolare tipo di carbone attivato che ha la particolarità di fissare la molecola della C02 e di liberare la stessa quando è investito da aria atmosferica, anche a temperatura ambiente.
La caratteristica fondamentale, positiva di questi assorbitori di gas C02 è la loro semplicità costruttiva e di funzionamento, oltre che il basso consumo di energia elettrica. Gli assorbitori di questo tipo hanno tutti un funzionamento completamente automatico, nel senso che le fasi di assorbimento e di rigenerazione dei carboni attivi si susseguono automaticamente. Seguendo i criteri già adottati nei depuratori ad assorbimento chimico, date le grandi capacità delle macchine ad assorbimento fisico poste sul mercato, si è continuato a percorrere la strada della centralizzazione dell'impianto. In effetti però la centralizzazione dell'impianto di assorbimento del gas C02 comporta:
a) installazione delle tubazioni di collegamento delle celle agli assorbitori;
b) centralizzati in sala macchine con relativa ermeticità dei giunti per evitare scambi gassosi con l'esterno; inserimento nel circuito di valvole di intercettazione per includere ed escludere le diverse celle;
c) installazione di quadri di comando sempre più sofisticati.

Per questa ragione si è abbandonato questo tipo di impiantistica con depuratori centralizzati per ritornare ad una concezione semplice e funzionale dell'impianto, adottando la soluzione di servire ogni cella con un assorbitore singolo . A questo scopo si è arrivati a progettare e realizzare negli ultimi dieci anni assorbitori di media potenza atti a servire le celle di capacità unitaria massima di 500 t. l vantaggi rispetto all'impianto centralizzato sono rappresentati dalla eliminazione di tutti gli aspetti negativi dell'impianto centralizzato e cioè:
a) eliminazione di tutte le tubazioni di collegamento di più celle agli assorbitori centralizzati;
b) eliminazione di tutte le elettrovalvole di qualunque tipo poste sui collettori di distribuzione;
c) eliminazione di tutti i complicati circuiti elettrici di comando.
Questo concetto di funziona mento di un assorbitore per ogni nuove formule di conservazione denominate ULO ("Ultra Low Oxigen"), raccomandate dai ricercatori ed impiegate con successo dapprima nei Paesi anglosassoni e da qualche anno anche in Italia.

Dobbiamo a questo punto indicare quali sono oggi le tre diverse tipologie degli impianti di atmosfera controllata: AC tipo I: AC tradizionale con il 3-4% di 02 e il 3-5% di C02; AC tipo II: LO ("low oxigen") con il 2-2,5% di O e l'1-3% di CO2; AC tipo III: ULO ("Ultra low oxigen") con l'1-1,5% di 02 e lo 0-2% di C02. È inutile soffermarsi sulle caratteristiche tecniche del primo tipo di AC, richiamando invece l'attenzione sulle caratteristiche principali dei modelli II e III, che sono:
a) elevatissima capacità di assorbimento del gas C02, per mantenere nelle celle una concentrazione di detto gas negli intorni del 2% (tipo II) e 1% (tipo III);
b) esclusione degli scambi gassosi con l'esterno (aria atmosferica) durante la successione delle fasi di assorbimento e rigenerazione per avere la possibilità di mantenere la concentrazione dell'ossigeno al di sotto del 2%, tendente all'1% negli impianti AC tipo III;
c) rigoroso controllo analitico mediante analizzatori continui, precisi e sicuri che, attraverso appositi sistemi computerizzati, intervengono su ogni macchina per regolarne il funzionamento, per mantenere costante il livello dell'anidride carbonica e dell'ossigeno delle celle secondo programmi memorizzati e sistemi di allarme che entrano in funzione al minimo spostamento dei valori prefissati;
d) limitatissime variazioni di pressione delle celle, per evitare scambi gassosi (vedi capitolo precedente). Fermo restando l'impiego degli assorbitori di gas C02 singoli, il compito che spetta ai progettisti è rappresentato dalla ricerca nel perfezionamento delle tecnologie già in uso.

In succinto:
1) scelta dei tipi di carboni attivati più idonei, sia per granulometria, che per loro natura (vegetale e minerale), capaci di rendimenti di assorbimento del gas C02 molto più elevati di quello finora ottenuto;
2) ricerca di metodi e tecniche di rigenerazione dei carboni attivati per liberarli totalmente di ogni residuo di gas C02 (tollerabile 0,050/0) per avere il massimo rendimento di assorbimento con livelli di gas C02 in cella inferiori o uguali all'1%.
3) studi di sistemi di valvole o di altri accorgimenti meccanici per evitare, o quanto meno ridurre a valori minimi, gli scambi gassosi con l'aria atmosferica nel passaggio dalla fase di rigenerazione alla fase di assorbimento e viceversa; ciò allo scopo di consentire la riduzione ed il mantenimento del tasso di ossigeno in cella a valori anche dell'1%;
4) studio di accorgimenti molto semplici con i quali, mediante l'apertura graduale e controllata di una valvola, si possa reintegrare il gas ossigeno nelle celle quando scende al di sotto del livello programmato per effetto della respirazione dei frutti.

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